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DPCM. significa: “Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri “. Voi prima di tutto sto casino lo sapevate cosa voleva dire? Io sono sincero: NO.
Ora, che tutto questo ci travolge e ci stravolge la vita, lo sanno tutti.
Tutti hanno il terrore del DPCM! Di quello passato, di quello attuale e di quello che verrà.

Secondo voi perchè?

Prima risposta plausibile: “Perchè è confuso e non sa cosa ne sarà della propria esistenza professionale“.
In questa categoria ci sono quelli che io definisco “i dimenticati”. Coloro che prima della pandemia avevano bene o male attività fiorenti, che nonostante la precedente crisi economica, stavano cercando di barcamenarsi e si stavano addirittura prendendo anche delle ottime soddisfazioni. Coloro che inventavano, studiavano, pensavano a soluzioni sempre più interessanti, a volte anche innovando il proprio settore.
Bene, anzi male. Sono fondamentalmente imprenditori che svolgono attività fortemente colpite dalle decisioni dello Stato. Uno Stato che non li tutela più, che pensa a sfornare DPCM su DPCM piuttosto che concentrarsi su come tutelare queste categorie nel momento più critico. Un pò come quando rimproveri tuo figlio e poi non gli spieghi il perchè o non gli dai una motivazione sensata.
Ecco qui, oggi, nel nostro paese, sta accadendo questo. La colpa è delle vostre attività, che creano troppa socializzazione, e dovete chiudere. Stop.
L’imprenditore chiede “si ma come ci aiuti dopo che ci hai fatto chiudere?”. Lo Stato: “… ora vediamo… magari 600€ al mese…forse di più o forse di meno…”
Ecco quindi la risposta finale: “Perchè il DPCM fa paura!”

Seconda risposta plausibile: “Perchè non è mai definitivo. Non so come mi devo comportare oggi. E se poi domani cambia?”
Della serie che a maggio interi settori dovevano “adattarsi” alla pandemia e investire una marea di soldi in protezioni, accorgimenti, distanziamento, ecc.
E dopo aver speso tutti questi soldi che succede? Ora chiudi! Ma come? Ma che senso ha?
Papà mi sgridi, io affronto il problema e ti dimostro che ho capito…. e poi mi sgridi di nuovo e mi metti in castigo???
Ecco questa è più o meno la situazione attuale per quegli imprenditori che non comprendono tali scelte.

Terza risposta plausibile: “Perchè ci siamo rotti le scatole!
Questa è la più brusca, la più diretta, la più dura. Ma anche forse la più comprensibile.
Sento tutti i giorni imprenditori, anche miei clienti diretti, che sono stanchi di trovarsi in una condizione di non sapere cosa ne sarà di loro.
Non sanno più come pagare i propri dipendenti, non sanno più come arrivare a fine mese tra spese e tasse che non vanno mai in lockdown.
In altri paesi le soluzioni ci sono, gli aiuti economici anche. Qui invece hanno tutta l’aria (e non lo dico io ma gli imprenditori che sento) che ogni volta dietro ad una chiusura poi ci sia una sorta di “contentino”, di paghetta mensile, di misera soluzione buttata li.
Sento imprenditori che ieri organizzavano eventi a livello nazionale, oggi stanno facendo la patente B per guidare camion perchè non possono più lavorare.
Sento imprenditori che oggi mi danno la colazione al bar e che domani molto probabilmente non riapriranno perchè lo Stato sta facendo di tutto per farli chiudere per sempre.
Sento parrucchieri che si domandano: “Ma mi fai tenere aperto, bene. Ma chi viene da me se siamo in zona rossa??? Ma che senso ha???”

Ogni imprenditore un microcosmo di rabbia e di abbandono che devo essere sincero, mi fanno paura.
Mi creano sconforto interiore, da quando mi alzo la mattina a quando vado a dormire la sera, ubriacato da serie TV su Netflix che per qualche ora mi distolgono da tutta questa maledetta realtà.

Anche io sono imprenditore. Anche io vorrei poter dire che la pandemia sanitaria è l’unico male di questo tempo.
Ma anche io, come tanti altri imprenditori che vogliono lavorare, credo che ora come ora ci sia anche un’altra pandemia ben più grave ed è quella economica.
Io nel mio piccolo ho un pc e quello mi basta per lavorare. Gli altri imprenditori che conosco invece hanno macchinari, negozi, aziende, dipendenti e un milione di fardelli che ora come ora non sanno come portare avanti. Perchè diciamocelo chiaro, è la speranza quella che sta venendo a mancare.

A Marzo avevamo un pensiero “Andrà tutto bene”.
Ora che siamo a Novembre il pensiero positivo forse per alcuni non è più sufficiente a lenirne il dolore.

Sento parlare di Comitato Tecnico troppo spesso. Tant’è che non se ne può più di tutti questi tecnici sparsi per il paese. Suvvia un pò di serietà e coerenza ogni tanto non guasterebbe!
La sensazione a volte è che basterebbe uno di questi imprenditori lì, in quel fantomatico Comitato Tecnico, per spiegare come dovrebbero andare le cose anzichè fare sempre e comunque la parte passiva di chi subisce le decisioni e le regole imposte.
Ovviamente non tutti gli imprenditori sono in grado di governare una paese e prendere decisioni di rilevanza nazionale, ma per lo meno potrebbero dire la loro in maniera attiva difronte a scelte prive di logica e di criterio.

Voi oggi in che area vi sentite? Rossa? Gialla? Arancio?…
Io oggi mi sento in un’unica area e su un’unica barca: il mio paese.
Non mi sento catalogabile in una regione, non mi sento sicuro nelle mani di un Comitato Tecnico che non dimostra sensatezza nelle scelte di un DPCM ogni settimana, non mi sento di poter affermare con certezza che tutti quanti si stia navigando verso un porto sicuro, anzi.

In questo post non ho la presunzione di dare soluzioni, ci mancherebbe.
Ma non ho neppure la codardia di abbassare la testa e poter dire che tutto è così come dovrebbe andare. No.

Nel mio piccolo, aiuto gli imprenditori a trovare soluzioni, questo posso fare.
Quindi se qualcuno di voi ha bisogno di una mano per la propria attività mi può contattare senza alcun impegno.
Da parte mia troverà professionalità, serietà e voglia di cambiare le cose in meglio!
Tutto il resto sono chiacchiere e DPCM.

A presto cari imprenditori!

 

 

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