“Mi servirebbe un sito semplice.”

Se lavori nel web probabilmente, leggendo questa frase, hai già sorriso.

Se invece sei un imprenditore o un professionista e l’hai pronunciata almeno una volta, tranquillo: sei in ottima compagnia.

Anzi, probabilmente è una delle frasi che sento più spesso quando qualcuno mi contatta per realizzare un nuovo sito.

E non c’è assolutamente niente di male.

Il problema è che io e il cliente, quando utilizziamo la parola “semplice”, potremmo avere in mente due cose completamente diverse.

Per il cliente significa:

“Non devo fare Amazon.”

Per chi deve realizzarlo potrebbe comunque significare progettare struttura, grafica, testi, fotografie, responsive, SEO, moduli, privacy, tracking, performance e parecchie altre cose.

E questa non è nemmeno l’unica frase che chi lavora nel web sente continuamente.

Così ho pensato di raccoglierne alcune.

Le 10 frasi che prima o poi qualsiasi consulente, web designer o agenzia ha sentito pronunciare da un cliente.

Ridiamoci sopra.

Ma poi cerchiamo anche di capire cosa c’è dietro.

 

1. “Mi fai un sito semplice?”

Eccola.

La regina incontrastata.

Di solito arriva accompagnata da:

“Saranno quattro o cinque pagine.”

Il numero delle pagine, però, dice molto poco sulla complessità di un sito.

Anche un sito composto da cinque pagine deve essere pensato.

Qual è l’obiettivo?

Chi deve raggiungere?

Come organizziamo i contenuti?

Qual è la CTA principale?

Come lo rendiamo efficace da smartphone?

Come facciamo a far capire immediatamente cosa offre l’azienda?

Un sito piccolo può essere semplice nella struttura.

Ma semplice per chi lo utilizza non significa necessariamente semplice da progettare.

Anzi.

Spesso rendere qualcosa semplice è proprio la parte più difficile.

 

2. “I testi poi li facciamo”

Questa è pericolosissima.

Perché quel “poi” può trasformarsi in settimane.

A volte mesi.

Il sito è praticamente pronto.

Grafica approvata.

Struttura realizzata.

Dominio pronto.

Manca soltanto una cosa apparentemente insignificante:

tutto quello che bisogna scriverci dentro.

E improvvisamente il progetto si ferma.

Scrivere i testi del proprio sito è molto più difficile di quanto sembri.

Perché bisogna raccontarsi.

Scegliere cosa dire.

Decidere cosa eliminare.

Spiegare servizi che per noi sono ovvi a persone che non li conoscono.

È proprio per questo che, quando serve, preferisco coinvolgere una copywriter che intervista direttamente il cliente e trasforma ciò che emerge in testi professionali, coerenti e pensati anche in ottica SEO.

Non è un costo inutile.

Spesso è ciò che impedisce al progetto di rimanere fermo per tre mesi.

 

3. “Per le foto prendiamo qualcosa da Google”

No.

😂

Questa potremmo anche chiuderla qui.

Ma approfondiamo.

Le immagini trovate su Google non sono automaticamente utilizzabili.

Possono essere protette da copyright e appartenere a fotografi, aziende, editori o altre persone.

Esistono banche immagini e risorse con licenze precise.

Ma soprattutto esiste una soluzione ancora migliore quando il progetto lo richiede:

fare fotografie vere.

Se hai un ristorante, voglio vedere il tuo ristorante.

Se hai uno studio professionale, voglio vedere il tuo studio.

Se costruisci case, voglio vedere ciò che hai costruito.

Se sei un professionista, voglio vedere te.

Un fotografo bravo può cambiare completamente la percezione di un sito.

 

4. “Il logo ce l’ho”

Ottimo.

“Me lo mandi?”

“Certo.”

E arriva.

Screenshot WhatsApp.

Dimensione 183 × 74 pixel.

Con sfondo bianco.

Magari leggermente sgranato.

😅

Avere il logo non significa necessariamente avere il file del logo.

Quando viene realizzata un’identità visiva dovrebbero esistere file adeguati per differenti utilizzi, preferibilmente anche vettoriali.

SVG.

PDF vettoriale.

AI.

EPS.

O almeno un PNG ad alta risoluzione con trasparenza quando necessario.

Perché quel piccolo simbolo che sul telefono sembra perfetto potrebbe diventare un disastro appena proviamo a utilizzarlo in altri contesti.

 

5. “Vorrei una cosa tipo Apple”

Questa è bellissima.

Soprattutto quando il budget è 700 euro.

Attenzione: prendere ispirazione da grandi brand è assolutamente legittimo.

Il problema nasce quando guardiamo il risultato finale senza considerare tutto ciò che esiste dietro.

Apple può permettersi team enormi.

Fotografi.

Videomaker.

Designer.

Copywriter.

Sviluppatori.

Art director.

Budget giganteschi.

Quello stile apparentemente semplicissimo è il risultato di un lavoro enorme.

Possiamo certamente prendere ispirazione.

Ma dobbiamo adattarla alla realtà, agli obiettivi e alle risorse del progetto.

 

6. “Puoi farmi vedere qualcosa prima di iniziare?”

Questa domanda è comprensibile.

Il cliente vuole sapere cosa sta comprando.

Ma c’è una piccola contraddizione.

Per mostrarti una proposta personalizzata devo prima:

capire il progetto;

studiare l’attività;

pensare una struttura;

ragionare sulla comunicazione;

iniziare a progettare.

Cioè devo iniziare il lavoro.

È un po’ come entrare da un architetto e chiedergli:

“Prima di affidarti la casa, mi fai vedere gratuitamente come me la progetteresti?”

Possiamo mostrare portfolio, metodo, lavori precedenti e referenze.

Ma progettare significa lavorare.

 

7. “Vorrei essere primo su Google”

Grande classico.

E la mia domanda sarebbe:

primo per cosa?

Per il nome dell’azienda?

Per “ristorante”?

Per “avvocato”?

Per “scarpe”?

Per una ricerca locale?

Per un servizio specifico?

Essere primi su Google non è un interruttore che qualcuno accende.

Esistono ricerche differenti, concorrenza, territorio, intento dell’utente, qualità dei contenuti, autorevolezza e moltissimi altri fattori.

E soprattutto il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente essere primi.

Dovrebbe essere:

farsi trovare dalle persone giuste quando cercano ciò che offri.

Sono due cose molto diverse.

 

8. “Possiamo mettere tutto in homepage?”

Tecnicamente?

Sì.

Possiamo mettere qualsiasi cosa.

Servizi.

Storia aziendale.

Portfolio.

Quarantasette fotografie.

Dodici recensioni.

Organigramma.

FAQ.

Catalogo.

Ultimi post Instagram.

Mappa.

Modulo.

Video istituzionale.

Foto del cane del titolare.

Possiamo.

La domanda è:

dobbiamo?

Un sito non dovrebbe contenere tutto ciò che abbiamo.

Dovrebbe mostrare ciò che serve all’utente nel momento giusto.

Progettare significa anche scegliere cosa non mettere.

 

9. “Facciamolo partire, poi sistemiamo”

Questa frase ha un fascino particolare.

Perché quel “poi” spesso non arriva mai.

Naturalmente un sito può e deve evolvere.

Non credo affatto che debba essere perfetto prima della pubblicazione.

Ma esiste una differenza tra:

migliorare progressivamente un progetto

e

pubblicare qualcosa di incompleto sperando di sistemarlo un giorno.

Il rischio è che il provvisorio diventi definitivo.

E sul web succede continuamente.

 

10. “Non abbiamo ancora testi e fotografie. Però possiamo iniziare?”

E arriviamo alla mia preferita.

Sì.

Possiamo iniziare a lavorare su strategia, struttura, architettura dei contenuti e direzione visiva.

Ma prima o poi arriverà quel momento.

Quello in cui bisogna mettere qualcosa dentro alle pagine.

Ed è proprio qui che molti progetti si bloccano.

Il cliente vuole partire immediatamente.

Firma.

Versa l’anticipo.

È motivatissimo.

Poi arriva la mia mail:

“Perfetto. Ora avrei bisogno di testi, fotografie, logo, servizi, informazioni aziendali…”

Silenzio.

Cliente scomparso.

 

Il problema non sono i clienti

A questo punto una precisazione è necessaria.

Questo articolo non vuole prendere in giro chi commissiona un sito web.

Anzi.

Molte di queste richieste nascono da un problema assolutamente normale:

il cliente non fa il mio lavoro.

E meno male.

Un imprenditore dovrebbe conoscere la propria azienda.

Un medico dovrebbe conoscere la medicina.

Un avvocato il diritto.

Un ristoratore la ristorazione.

Non devono necessariamente sapere cosa serve per costruire correttamente un sito web.

È compito di chi li segue spiegarglielo.

 

Il lavoro di un consulente è anche fare le domande scomode

Personalmente credo che il mio lavoro non sia semplicemente ricevere una richiesta e trasformarla in pagine web.

Una parte importante consiste nel fare domande.

Perché vuoi rifare il sito?

Cosa non funziona in quello attuale?

Chi sono i tuoi clienti?

Quali servizi vuoi spingere maggiormente?

Hai materiale fotografico?

Chi scriverà i testi?

Come arriveranno le persone sul sito?

Cosa vuoi che facciano una volta arrivate?

A volte queste domande rallentano apparentemente l’inizio del progetto.

In realtà evitano di perdere molto più tempo successivamente.

 

“Ma io volevo soltanto un sito”

Lo capisco.

Ed è proprio qui che entra in gioco la differenza tra comprare un sito e costruire uno strumento per la propria attività.

Se l’obiettivo è semplicemente avere cinque pagine online, oggi esistono decine di strumenti che permettono di farlo velocemente e spendendo pochissimo.

Il valore di un professionista dovrebbe stare altrove.

Nel capire cosa serve.

Nel coordinare le competenze.

Nel consigliare.

Nel dire anche:

“Questa cosa secondo me non ti serve.”

Oppure:

“Qui invece spenderei qualcosa in più.”

 

Il sito è spesso solo la punta dell’iceberg

Quando vediamo un sito finito vediamo:

immagini;

testi;

menu;

pulsanti;

colori.

Non vediamo tutto ciò che è successo prima.

Riunioni.

Analisi.

Struttura.

Bozze.

Correzioni.

Ottimizzazione mobile.

SEO.

Configurazioni.

Tracking.

Test.

Problemi tecnici.

Ed è normale.

Anche quando entriamo in un ristorante vediamo il piatto.

Non vediamo tutto ciò che è successo in cucina.

 

La frase che preferirei sentire

Quindi cosa dovrebbe dire un cliente?

Non certo parlare in gergo tecnico.

Non deve arrivare dicendo:

“Cristian, vorrei un’architettura SEO semanticamente strutturata con UX conversion-oriented.”

Anzi, se lo facesse inizierei a preoccuparmi. 😅

Preferirei una frase molto più semplice:

“Questo è il mio business. Questo è il problema. Aiutami a capire cosa mi serve.”

Da lì possiamo partire davvero.

Perché magari serve un nuovo sito.

Magari basta sistemare quello esistente.

Magari servono fotografie migliori.

Magari serve una campagna Google Ads.

Magari il problema non è nessuna di queste cose.

Ed è esattamente questo il senso della consulenza.

 

Conclusione: sì, te lo faccio semplice

Torniamo alla frase iniziale.

“Mi fai un sito semplice?”

Sì.

Volentieri.

Anzi, credo che un buon sito debba essere semplice.

Semplice da capire.

Semplice da navigare.

Semplice da utilizzare.

Semplice nel portarti dove devi andare.

Ma c’è una cosa che anni di lavoro nel web mi hanno insegnato:

rendere qualcosa semplice richiede spesso molto più lavoro che renderlo complicato.

Quindi sì.

Facciamolo semplice.

Ma facciamolo bene.