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Un imprenditore deve sempre partire da una scelta, quando decide di investire il proprio budget, tra pubblicità online o pubblicità tradizionale offline?
La risposta a mio avviso non esiste. E vi spiego subito perché.

Perché le variabili sono tantissime a meno che non si tratti di un’attività che palesemente può funzionare in un verso o nell’altro.

Quindi, a meno che non ci sia una risposta già ovvia a priori, ogni tipologia di investimento budget può essere quella ottimale.
Ecco perché spesso suggerisco ai miei clienti di vagliare prima di tutto una strategia, di fare un’analisi a tavolino e di decidere successivamente in quali percentuali distribuire il proprio denaro a livello promozionale.

Spesso può verificarsi una situazione in cui si decide di investire un 80% sulla pubblicità online, tra advertising Facebook e Google, banner su siti o portali specifici, mailing list mirate su clienti potenziali targettizzati alla fonte. E contemporaneamente un 20% sull’acquisto a esempio di spazi su riviste di settore oppure su giornali comunali o provinciali.

In altri casi si potrebbe anche agire in maniera totalmente opposta, se la tipologia di attività è circoscritta in un’area molto ristretta o se il prodotto/servizio è più accessibile ad una fascia di utente finale facilmente raggiungibile con un volantinaggio presso un centro commerciale, un evento, una sagra o a domicilio casa per casa.

In altri casi ancora potrebbe essere anche messo da parte totalmente l’investimento offline e il budget sfruttato interamente su canali online. Da questo punto di vista le potenzialità di Facebook Advertising e Google Ads sono enormi. Un ipotetico caso da portare ad esempio potrebbe essere quello di una clientela moderna che è facilmente raggiungibile tramite smarthphone e quindi tramite pubblicità proprio su quel tipo di dispositivo.

Ecco perciò il motivo per il quale a mio avviso una risposta universale e specifica non esiste.
Anche perchè non dovete mai dimenticare altre variabili come il periodo in cui si decide di fare pubblicità: stagionale, festivo, lavorativo, ecc. Oppure ampiezza geografica per la quale è coinvolto il proprio cliente finale e al quale fa riferimento il proprio prodotto.

Non è da sottovalutare anche la semplice disponibilità economica che un imprenditore può investire nel suo progetto.
In tal caso, se il budget è molto elevato, si potrebbe addirittura aumentare la percentuale di rischio e quindi giocarsi un 50%-50% grazie al quale poi analizzare i risultati finali dopo qualche mese per trarne le considerazioni del caso.
Ovvio che non intendo dire che se si hanno tanti soldi allora è giusto buttarli via a caso, ma è sostanzialmente logico e sotto inteso che le possibilità e i test fattibili diverrebbero molto più elevati e distribuiti nel lungo periodo.
Della serie: “Se hai un budget alto puoi permetterti molti più test e molte più tipologie di azione differenziate”. Su questo non ci piove.

Se il budget è risicato, se l’imprenditore dispone di pochissimi soldi per la propria pubblicità le cose sono 2:
– ha bisogno di un’analisi accuratissima e una buona dose di fortuna nel breve periodo.
– ha bisogno di ulteriori fondi per poter investire qualcosa in più rispetto al poco di cui dispone.

Affinché la prima soluzione sia fattibile ci vuole rischio e intuizione, oltre che capacità professionali.
La seconda soluzione invece non ha molte vie d’uscita. O spendi qualcosa in più o rischi di chiudere bottega nel giro di pochissimi mesi.
Non perché la mia vuole essere una considerazione antipatica e cinica, ma perché vuole essere una constatazione reale e schietta.
Ma questa è un’altra storia…

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