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L’Essere o non Essere del marketing.
Il Santo Graal degli scalatori del successo imprenditoriale.
La chiave di tutti i segreti della vendita.

1) C’è chi sostiene che sia meglio vendere il più possibile un prodotto/servizio per poi costruirci un brand rinomato.
2) C’è chi invece sostiene che sia meglio fare brand awarness per poi vendere il prodotto/servizio stesso in maniera più semplice e naturale.

Ebbene si, la prima posizione filosofica ha lasciato di stucco anche me quando l’ho letta, ma fonti di rilievo sostengono proprio quello.
Quindi partire dalla vendita massiccia di prodotti per poi ricamarci attorno il brand. E non l’inverso, giudicato impraticabile.

Io ho deciso di non schierarmi, né da una parte né dall’altra.
Non perché io agisca solitamente come la Svizzera, dichiarandomi neutrale e fregandomene di tutto ciò che accade attorno, ma per il semplice motivo che ho imparato, durante tutti questi anni di errori, consigli, risultati, esperienza diretta sul campo, che non esiste quasi mai una verità assoluta, sopratutto se si tratta di “vendere qualcosa”.

Il target di riferimento spesso è imprevedibile. Si muove, pensa e spesso cambia idea, agisce in maniera assolutamente irrazionale a volte e andare a beccarlo nel momento perfetto e nella maniera impeccabile è spesso pura utopia.

Ecco perché trovo più logico sperimentare e attuare una delle due teorie precedentemente espresse, a seconda della tipologia di prodotto/servizio che andiamo a vendere e a seconda della tipologia di cliente che andiamo a coinvolgere durante le varie fasi pubblicitarie, di engagement, di educazione e di persuasione.

L’emotività cari imprenditori è una variabile essenzialmente folle. Quindi in quanto tale è molto difficile da sezionare e da analizzare al microscopio.
Sono necessarie analisi di mercato, scelte ben precise e ben strutturate, azioni di marketing non lasciate per nulla al caso.

La notorietà (o consapevolezza) di marca (brand awareness) definisce la capacità di una domanda di identificare un particolare prodotto/servizio.
Su questo non ci piove.
Ma sarà poi così indispensabile creare un brand da zero, senza che nessuno l’abbia mai acquistato, spendere una valanga di soldi in promozione e in comunicazione, sperando che qualcuno inizi con il tempo (e spesso ce ne vuole parecchio) a riconoscerlo, ad apprezzarlo, ad acquistarlo?
Certo questa è una domanda che ultimamente mi viene naturale pormi, ogni volta che mi ritrovo davanti ad un cliente e si ha la necessità di improntare una strategia a tavolino.

Credo che il target geografico e la tipologia/entità del prodotto/servizio siano certamente uno dei primi calcoli da fare.
Il luogo in cui verrà venduto il prodotto non è da sottovalutare in virtù di una scelta tra le due strategie sopra elencate.
Ritengo sia una delle chiavi che portano poi alla scelta definitiva, se intraprendere una strada piuttosto che l’altra.

Una cosa è certa. La consulenza è fondamentale in ogni caso.
Da soli, cari imprenditori, non andrete da nessuna parte. A meno che, oltre a vendere case, a costruire finestre o a offrire assistenza a domicilio, non siete anche specializzati in marketing online e offline…. ma in questo caso la vedo molto dura…
Non perché è mia intenzione denigrare la vostra professionalità, che certamente è ottima nel vostro settore e nelle vostre competenze, ma semplicemente perché ci sono scelte, decisioni, studi specifici che possono essere improntati e sviluppati solo da chi ne ha le competenze. Ecco perché delegare ad un professionista è spesso la decisione meno scontata, se pur possa sembrare tale.
Ovvio, professionista di livello, non professionista ingaggiato alla fiera del tartufo….per fare poi marketing.

Pillola blu o pillola rossa?
E se alla fine avesse senso prenderle entrambe?

 

 

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