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Quante storie imprenditoriali sono partite dal basso. Quante hanno dato vita a racconti indimenticabili, vicende assurde, esperienze da raccontare. Quante hanno fatto il giro del mondo come monito di speranza per chi ha sempre cercato di pensare in grande, per chi ha sempre voluto qualcosa di più di un lavoro nel proprio garage o nella propria cameretta/ufficio di casa…
Tante.

Ognuna ci ha dato spunti. Alcune ci hanno fatto riflettere. Altre ci hanno dissuaso dall’intraprendere qualcosa di troppo rischioso, magari più grande di noi.
Ma la domanda da porci, cari imprenditori, è se esista o meno “qualcosa di più grande di noi”. Quel pensieri assolutamente castrante, limitante, negativo che ci vincola, che ci spezza le ali, che ci fa viaggiare ogni giorno con quello stramaledetto freno a mano tirato che ci rallenta pensieri e desideri.

Pensate alla straordinaria storia di Steve Jobs. “Stay hungry, stay foolish”. Wow! Che determinazione! Che avventura! Che svolta di vita!
Oppure il signor Mark Zuckerberg. Anch’egli un visionario ancor prima che un imprenditore.
Dei pionieri che hanno cambiato il mondo e il modo di ragionare di milioni di persone.

Non per forza dobbiamo sempre pensare a storie come quelle, ovviamente sono vicende enormi che hanno fatto la storia. Ma a volte è bene non dimenticare che le prospettive e il futuro possono sempre riservare di tutto.
Oggi lavori in un garage sotto casa. Domani sei il leader di un brand milionario.
Questo è il senso che vorrei farvi passare e comprendere.

Sono anni che faccio la gavetta. Anni in cui ho fatto esperienze di vario genere. Incontrato persone più o meno brave di me nel mio lavoro. Mi sono scontrato con competitors e mi sono perso a volte nella giungla delle mie idee e dei miei progetti. Mi sono ritrovato proprio quando in alcuni momenti sembrava tutto perso.
Ma ho capito, con gli anni, che non bisogna mai pensare che le cose siano al capolinea con troppa fretta e impazienza. Ho capito che se ora sei qui, domani magari sei dall’altra parte del mondo.
Un pò come sliding doors il film. Ve lo ricordate? Dipende che strada scegli e in base alla scelta ti si aprono migliaia di alternative.

Sono sempre stato dell’idea che sia giusto partire dal basso. Come in un garage. Come hanno fatto i grandi nostri maestri.
Ci si fa le ossa, si conoscono professionisti di vario genere, si collabora con alcuni e ci si unisce più profondamente con altri. Magari instaurando rapporti lavorativi solidi, magari condividendo anche progetti importanti dalla prospettiva e dal successo potenzialmente giganteschi.
Poi però arriva sempre il momento in cui si deve fare il salto, ci si deve evolvere.

Il cambiamento è sintomo di crescita. La crescita è il frutto della consapevolezza dei propri mezzi e delle scelte che ne derivano, concrete, dirette, veloci.
Chi cambia è destinato a perfezionarsi. Chi rimane sempre ancorato al passato, al quotidiano, alla paura e al terrore di mettersi in gioco… perisce quasi sempre.

Immaginate di lavorare sempre nello stesso posto. Ad esempio nel vostro ufficetto dentro casa. Il più delle volte una camera riadattata.
Oppure immaginate di lavorare in un ufficio vecchio, buio, con una finestra che da su un muro, un ufficio pieno di roba legata al passato, grigio.
Come vi sentite? Stimolati oppure poco motivati?
Vi sentite pieni di energia ogni volta che iniziate la giornata lavorativa oppure annoiati e svuotati?

La risposta credo che sia molto semplice, non è nemmeno necessario che ve la serva io su di un piatto d’argento.
Il punto è che se non cambiate vita e con essa anche il luogo in cui passate più di 8/10 ore al giorno, difficilmente il vostro io interiore, la vostra molla emotiva, vi daranno lo slancio verso nuove idee rivoluzionare o anche semplicemente verso giornate più luminose, più desiderose di essere vissute.

Ricordo che tutte le volte in cui cambiavo anche solo disposizione della scrivania, poi il giorno dopo mi sentivo un altro.
Con un piccolo cambiamento, così tanta energia in più interiore.
E allora perché non dare una svolta e passare da quel garage, che pur avendo dato gli albori al vostro talento, ora è così stretto e non più idoneo alla vostra crescita?
Ecco qual’è il punto. Passare da A a B per un restart necessario. Vitale.

Del resto tutti quei grandi imprenditori di cui abbiamo sempre parlato hanno fatto esattamente questo percorso.
Anni in un garage per poi traslare se stessi e i propri collaboratori diretti, accomunati da un progetto comune, con la necessità fondamentale di iniziare un nuovo percorso anche grazie alla location e ad uno status mentale decisamente in crescita e proiettato verso la grandezza in tutti i sensi.

Spero che qualcuno di voi, magari in questo momento storico, stia tentando di compiere questo passo.
Magari qualcuno che domani comincerà una nuova avventura nel suo nuovo posto di lavoro, nel suo nuovo ufficio con i nuovi collaboratori/soci, in una nuova città magari lontana da tutto ciò che prima era quotidianità che stava logorando prospettive e buone intenzioni.

Buona settimana a tutti, cari imprenditori!

 

 

 

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