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Scrivete un post su Facebook e ve lo censurano. Scrivete un pensiero particolare su Instagram e il buon Zuckerberg ve lo censura.
Esprimete il vostro punto di vista su qualcosa e sbam! Censurato!
Provate a fare una pubblicità sui social e il sistema in automatico vi dice che il vostro post o il vostro annuncio non sono in linea con le norme del canale perchè non rispettano le regole bla bla bla…….. Ci vorrebbe un giorno intero solo per leggerle tutte quelle norme che fondamentalmente oramai ci impediscono a tutti gli effetti di scrivere quello che vogliamo o di fare advertising online come vogliamo.

Pensate che qualche settimana fa, mentre mi occupato di alcune sponsorizzate per un mio cliente che opera nel settore real estate, il business manager di Facebook mi ha avvertito con una notifica che gli annunci non rispettavano le norme del canale e che avevo messo in atto una sorta di “discriminazione” con quelli che erano le impostazioni di base e il testo dell’annuncio stesso.

Ebbene ci ho messo un’oretta buona, scervellandomi a destra e sinistra, per comprendere davvero cosa avessi fatto per discriminare qualcuno o per rischiare in qualche modo di farlo.
Ovviamente non sarebbe il massimo se per colpa di una mia negligenza o di un mio errore avessi penalizzato il mio cliente davanti a clienti in essere o a clienti potenziali. Sapete bene che online ci vuole una vita per costruirsi un’immagine solida e pochi minuti per perdere tutto. Quindi capite bene che la cosa non mi lasciava per nulla sereno…

Poi l’illuminazione. Vado a vedere che tra le mille regole e cavilli burocratici di Facebook era stato introdotto da poco il fatto che ora è considerato discriminatorio anche solo decidere di far vedere determinati annunci pubblicitari ad un pubblico di un’età specifica anzichè a tutti. Quindi non avrei più potuto scegliere di far vedere gli annunci a soggetti con età compresa tra 30 e 50 anni, ma sostanzialmente a tutti…
Capite bene che se l’annuncio riguarda una villa o un appartamento che io ritengo essere più “vendibile” a gente di un’età precisa ma Facebook mi dice che invece non posso fare questa discriminazione….beh… qualcosa non va.
Non va perchè ritengo sia assurda una regola di questo tipo, soprattutto se si vogliono utilizzare certi strumenti di advertising in maniera dettagliata, per capire meglio in che direzione andare e per fare più test possibili in maniera da ottenere più risultati interessanti possibili.
Ovvio che se il sistema mi mette il bastone tra le ruote…. è un bel casino.

Quindi risolto tutto e compresa la questione. Avvisato il cliente. Recepito per l’ennesima volta che stiamo andando in una direzione non molto rosea.

La censura signori è evidente.
Online è un bagno di sangue. Lo è se esprimi le tue opinioni apertamente, lo è se fai pubblicità in maniera non adeguata, lo è se scrivi parole ritenute “sbagliate”.

Lo sapete che se fate un annuncio su Facebook in cui scrivete parole come “Offerta BOMBA” o “Un’ARMA a tuo favore…” ecc. venite bannati o bloccati?
Lo sapete che se scrivete post che il sistema considera “sovversivi” o “fake news” venite bloccati o il post viene rimosso?
E sapete che in tutto questo spesso non avete possibilità di dialogo?
Si ok fate richiesta di revisione… chiedete spiegazioni all’assistenza… ma poi i tempi biblici e tutto il resto vi fanno desistere.

E sapete qual’è l’assurdità di tutto questo?
Che canali social come Facebook, Instagram, Twitter, ecc. si nutrono di argomenti come odio, discriminazione, fake news, ecc.
Quindi stiamo assistendo sostanzialmente ad una sorta di paradosso, di falso insegnamento.
Salvare le apparenze ma poi fondamentalmente godere del fatto che il mondo stia andando in una direzione folle.

Voi magari vi starete chiedendo: ma come faccio allora a lavorare bene senza dover per forza “dipendere” da questi strumenti?
Come posso scrivere ciò che penso senza che dall’altra parte ci sia una macchina che in automatico mi blocca i post, senza che ci siano haters che guidati dall’odio o dall’invidia nei miei confronti mi segnalano il canale di YouTube e me lo fanno chiudere?
Come faccio ad uscire da tutta questa assurda censura lenta e subdola mantenendo integro me stesso, la mia attività, i miei pensieri?

E guardate che non c’è bisogno di fare parallelismi con la Corea del Sud o con la Cina e di sparare frasi scontate come “Eh ma loro si che sono in dittatura! Loro si che sono censurati.. altro che noi!”
No miei cari imprenditori. La censura ha varie forme e spesso è anche molto lenta.
La censura in occidente toglie poco a poco, granello dopo granello, così la gente come voi la fuori non se ne accorge o gli da minor peso.
Quindi vi ritrovate a far parte di un social e col tempo vi accorgete a vostre spese che non era poi tutto oro quello che luccica, che non potete fare pubblicità come realmente volete o che non potete dire parole nelle quali magari credevate con tutti voi stessi.
Rifletteteci…

Tornando a noi. Una soluzione c’è. La risposta alla domanda che vi stavate facendo poco fa.
Usate strumenti vostri. Usate canali che non vi fanno dipendere da altri.
Quali? Un sito web personale ad esempio. Un blog su cui potete scrivere tutto ciò che volete senza che vi sia lo Zuckerberg di turno che come una maestrina odiosa vi dice “No questo non lo puoi dire!” “No questo non lo puoi fare!”

Ovviamente non vi sto dicendo di abbandonare gli strumenti tradizionali online. Anche perchè io stesso li uso attualmente e sarei ipocrita se dicessi che non sono validi.
Sto solo dicendo che non sono l’unico strumento efficace. Semplice.

Potete usare Facebook, Instagram, Twitter, YouTube,… quel cavolo che vi pare!
Ma usate anche un sito di vostra proprietà su cui avete totale controllo. Non lasciatevi solo controllare.
Scrivete un blog con cui comunicate con il mondo esterno, con i vostri clienti, costruite una newsletter che piano piano vi consente di non essere totalmente dipendenti dai social.
Questa è la strada per una maggiore libertà pratica e intellettuale.

La censura in atto è un pò come il “PRINCIPIO DELLA RANA BOLLITA“.
Usato dal filosofo americano Noam Chomsky, è una metafora dei popoli, i quali, accettando passivamente il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori e dell’etica, accettano di fatto la deriva della società.

A presto cari imprenditori!

 

 

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