In Italia, il mondo del lavoro è spaccato in due: da una parte i lavoratori dipendenti, che godono di numerose tutele come tredicesima, quattordicesima, ferie pagate, malattia retribuita, TFR e congedi parentali; dall’altra parte, i titolari di partita IVA, che non solo non hanno nessuno di questi vantaggi, ma spesso sono tartassati da tasse e contributi esorbitanti senza ricevere in cambio alcuna protezione dallo Stato.

Chi lavora in proprio lo sa bene: se non fatturi, non guadagni.

Questo significa che se un libero professionista si ammala, non può permettersi di fermarsi, perché ogni giorno di stop equivale a una perdita economica.
Se vuole andare in ferie, deve mettere in conto che in quel periodo il reddito sarà pari a zero.
Nessuna tutela in caso di infortunio, nessun aiuto in caso di difficoltà economiche, e una pensione futura spesso ridicola rispetto ai contributi versati.

Ma è davvero normale che lo Stato non riconosca nessun diritto a chi contribuisce alla crescita del Paese con la propria attività?

 

 

Cosa potrebbe fare lo Stato per migliorare la situazione?

 

Uno Stato equo e moderno dovrebbe riconoscere che le partite IVA non sono cittadini di serie B.
Servirebbero riforme concrete per garantire una maggiore protezione economica ai lavoratori autonomi.

Alcune misure che potrebbero essere implementate includono:

 

1. Indennità di malattia e infortunio

Attualmente, solo i professionisti iscritti alla gestione separata INPS hanno diritto a un’indennità di malattia, e solo in alcuni casi specifici.
Dovrebbe essere garantito un sussidio economico adeguato e universale, per permettere a chi ha partita IVA di curarsi senza il terrore di rimanere senza entrate.

 

2. Contributi per ferie e congedi parentali

Un fondo pubblico potrebbe garantire una retribuzione minima durante il periodo di ferie o congedo parentale, in modo simile a quanto accade per i dipendenti.
Questo permetterebbe ai lavoratori autonomi di staccare dal lavoro senza compromettere la stabilità economica.

 

3. Abbassamento della pressione fiscale

In Italia le tasse per i lavoratori autonomi sono tra le più alte d’Europa.
Un taglio alla tassazione, soprattutto nei primi anni di attività, consentirebbe a molti professionisti di reinvestire nel proprio lavoro e garantire una crescita più sostenibile.

 

4. Pensione garantita e dignitosa

I contributi versati dai lavoratori autonomi spesso non corrispondono a una pensione adeguata.
Servirebbe una revisione del sistema previdenziale per evitare che chi ha lavorato una vita in proprio si ritrovi con una pensione da fame.

 

 

Gli esempi virtuosi: come funzionano le cose all’estero?

 

Mentre in Italia chi ha partita IVA è abbandonato a se stesso, ci sono paesi in cui lo Stato supporta concretamente i lavoratori autonomi.

Vediamo alcuni esempi.

 

Germania: assicurazione sociale per i freelance

In Germania, i lavoratori autonomi possono accedere a un sistema di assicurazione sanitaria pubblica che garantisce malattia pagata e congedi parentali.
Inoltre, possono scegliere di contribuire a un fondo pensionistico pubblico per avere una pensione sicura in futuro. Scopri di più

 

Francia: diritti e tutele per i lavoratori autonomi

In Francia, chi ha partita IVA può accedere a un sussidio in caso di malattia e a una copertura assicurativa pubblica che garantisce un’indennità giornaliera durante il periodo di infortunio o malattia.
Inoltre, la fiscalità per gli autonomi è più agevolata rispetto a quella italiana. Approfondisci qui

 

Danimarca: un welfare universale per tutti

In Danimarca, il welfare non fa distinzione tra dipendenti e autonomi: tutti i cittadini hanno diritto a un sostegno economico in caso di malattia, disoccupazione o difficoltà finanziarie.
Questo permette ai lavoratori autonomi di avere una sicurezza simile a quella dei dipendenti. Leggi di più

 

 

E le casalinghe? Un’altra categoria dimenticata

 

Se i lavoratori autonomi in Italia sono lasciati soli, la situazione delle casalinghe è ancora peggiore.
Non percepiscono alcun reddito, non hanno una pensione e non sono tutelate da alcuna forma di assistenza sociale.
Eppure, svolgono un lavoro fondamentale per la società!

 

Cosa si potrebbe fare per supportarle?

  • Contributi pensionistici a carico dello Stato, per garantire una pensione dignitosa a chi si occupa della famiglia.
  • Indennità economiche per il lavoro domestico, riconoscendo che il lavoro casalingo ha un valore economico reale.
  • Copertura sanitaria e assicurativa, per permettere alle casalinghe di accedere a cure mediche senza dipendere dal reddito del partner.

Alcuni paesi, come la Francia, prevedono una pensione minima per le casalinghe, mentre in Svezia esistono incentivi economici per chi si occupa della famiglia a tempo pieno.

 

Un manifesto per il cambiamento

 

L’Italia non può continuare a ignorare chi lavora in proprio.

È inaccettabile che chi ha partita IVA non abbia tutele, pur contribuendo all’economia nazionale con tasse e contributi spesso più alti di quelli dei dipendenti.

Serve un cambio di mentalità e di politiche che riconosca i lavoratori autonomi come una risorsa fondamentale per il Paese, garantendo loro diritti basilari come malattia, ferie, pensione e supporto economico nei momenti di difficoltà.

Perché uno Stato che protegge solo una parte dei suoi cittadini non è uno Stato giusto. E la vera equità è quella che garantisce diritti e dignità per tutti.